Il Sacro nel Suono e il Suono nel Sacro di ognuno di noi

Argomento spinoso.E difficile. Perché scriverne, quindi?Non certo pensando di avere verità o certezze per le mani, bensì per ricordare a me stessa di riflettere sempre molto bene sulla percezione che ho, che do e che accolgo di uno stesso suono se solo mi sposto ad ascoltarlo da un differente punto di vista. Sto leggendo e studiando molto del sacro nel suono e del suono nel sacro.Ci sono libri che ti trasportano dalla Mesopotamia ai giorni nostri nel giro di un centinaio di pagine, lasciandoti solo in un’arena di porte da aprire in tutta la sua circonferenza.“Solo” non perché non ci sia nessun altro in quello stesso posto.“Solo” perché il viaggio sulle tracce del suono o della voce selvaggia è un viaggio certamente condivisibile ma che richiede una buona parte di tragitto in solitaria.In un profondo ascolto di sé stessi, prima ancora di ciò o chi che ci circondi.Inoltre, non vi è un punto di partenza definito, quindi ognuno di noi è libero di cominciare dalla porta che preferisce. Non esiste un senso logico universale nella ricerca di un approccio che soddisfi la propria esigenza di “suono” e di “sacro”: esistono condivisioni e conoscenze, libri da leggere, cerchi cui partecipare, sperimentazioni, passi in avanti e poi indietro.Ma non credo si possa scegliere e decidere chi abbia la visione corretta in assoluto e chi quella scorretta in assoluto.Un approccio…