Pazienza – Fuori dal Tempio

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Perché meditazione?

Ogni tanto mi sento chiedere “perché” medito.Tu fai meditazione? Perché scegliere di fare meditazione per almeno 20 minuti (o anche più) al giorno?Cosa può spingerci a scegliere di sedere “a far niente” ogni giorno e, soprattutto, in che modo questa cosa può migliorare la vita? Quando sento queste domande mi batte il cuore e ogni tanto mi agito, perché ho paura di non riuscire a riordinare i pensieri a riguardo e non esprimermi in maniera chiara.A dirla tutta, quando mi capita di parlare del perché io mediti e di come questo migliori la mia vita, rischio di partire da un passato così remoto che, inevitabilmente mi dilungherei troppo e finirei per raccontarvi ogni sfumatura del mio percorso. Accade perché meditare, per me, è stato come accendere la luce in uno sgabuzzino in cui vedevo poco ma intuivo ci fossero cose interessanti.Dal 2010 in poi, ho cominciato ad integrare comportamenti alimentari sempre più sani e ho intrapreso vari percorsi di crescita personale e di studio di discipline olistiche (alcune utili, altre meno); all’epoca decisi di aprire un blog -Il Gatto Verde Acqua- per raccontare del mio percorso, ma continuavo ad aggiungere, integrare, modificare qualcosa e mi sembrava sempre di non avere un filo logico in quel che facessi.Andando avanti, attraverso varie tappe importanti di vita (che sono comuni a tante altre persone) si sono strutturate abitudini come mangiare…

Dimmi come mangi

🎧 Se vuoi, puoi indossare le cuffie e ascoltare l’articolo 🎧 Tra il 1999 e il 2009, ho seguito varie terapie sperimentali per “addormentare” il morbo di Crohn, la patologia autoimmune che mi accompagna dalla prima adolescenza e, nel 2010, ho sperimentato la prima vera remissione della malattia.Ero felice, mi sentivo bene dopo tanto tempo, ma mi accorsi di aver perso un pezzo per strada: non sentivo più bene o chiaramente il senso di sazietà, non provavo enorme piacere nel cibo eppure mangiavo disordinatamente, troppo o troppo poco, frettolosamente e senza gustare le pietanze. La mia dieta era cambiata -avrebbe continuato a cambiare negli anni a seguire- e nei periodi in cui l’infiammazione tornava a bussare alla porta, le restrizioni alimentari aumentavano; le intolleranze mettevano la ciliegina sulla torta e il mio distacco rispetto al nutrire/nutrirsi si espandeva; se cucinavo per qualcun’altro, diventavo Suor Germana ai fornelli, mentre se dovevo mangiare da sola, non mi curavo di molto se non di ricordarmi di mangiare.A completare l’opera si aggiunse l’impulsività (o la compulsione) che mi spingeva a mangiare cose che sapevo mi avrebbero fatto male, al grido di “ma sì, è un’eccezione” pagando poi il gesto con giorni di malessere e false promesse sullo stile “questa è l’ultima volta”.Ci sono stati momenti nei quali mi sono messa d’impegno e sono intervenuta di nuovo sul programma alimentare, creando diete…

Pioggia fuori stagione: tu, che mi scompigli i capelli

Quante volte piove fuori stagione? Spesso ce lo aspettiamo, e abbiamo un ombrello a portata di mano; altre volte invece la pioggia ci coglie impreparati e cominciamo a correre per non bagnarci troppo.Eppure, ti dirò, sto imparando ad apprezzare anche quei temporali inaspettati; quelle tempeste che ci travolgono e ci fanno rimettere tutto in discussione.Il problema non è la pioggia, solo come la affronti.

Ricominciamo?

Sì, ricominciamo. Con una nuova piattaforma, con nuovi articoli, con un nuovo aspetto, e perché no, con un nuovo stimolo. Come per ogni percorso, arriva un momento in cui ti giri a guardare la strada che hai fatto fin qui, e riconosci che i passi mossi finora siano giusti per te; quindi ti stiracchi, bevi un sorso d’acqua, sorridi e riparti. Così faccio anche io, scegliendo di continuare a scrivere del mio percorso cominciato con una distruzione, cui sono seguite una rinascita ed un bruciante desiderio di condivisione.

Sembra difficile ma non lo è…

 Viviamo in un’epoca strana.Ci crescono con il presupposto di chiedere aiuto a tutto e tutti al di fuori di noi.Ci insegnano a pregare quando abbiamo bisogno di aiuto.Ci insegnano ad addormentare il dolore dei sintomi.Ci insegnano che il tempo va rincorso in ogni momento.Ci insegnano che essere significa avere.Così quando le cose vanno male è colpa di dio che non ci ascolta.Così quando i sintomi dormono la malattia corrode in silenzio.Così tutto diventa veloce e monoporzione, sempre più finto, sempre più sterile.Così quando abbiamo tutto ci creano nuovi bisogni e noi accorriamo numerosi.Ma la colpa non è per forza di un dio che non ascolta, perché noi possiamo sempre prenderci la responsabilità delle nostre azioni.I sintomi vanno ascoltati per capire cosa non vada e ringraziati per averci parlato del nostro corpo.Il tempo va vissuto, perché il tempo per come lo intendono gli orologi lo abbiamo scandito noi, non dobbiamo esserne schiavi.E ciò che siamo non dipende da ciò che abbiamo, spendiamo, compriamo, mostriamo.Abbiamo tutto ciò che ci serve dentro di noi.Dobbiamo solo avere il coraggio di crederci.E la vita non va sempre come immaginiamo, ma la vita non è iniziata con la nostra nascita e non finirà con la nostra morte, quindi possiamo sempre e comunque correre con lei.Ma perché devono farla sembrare così difficile?Sorridiamo di più, e liberiamo davvero noi stessi e tutto il nostro essere.Non…