Il Buongiorno si vede dal Mattino (canterino)

Quando lavoravo distante, mi svegliavo molto presto ed alle 5:40 ero già in macchina.Mi aspettavano circa due ore di strada (il traffico del mattino era micidiale) e quindi ho sempre cantato già di prima mattina perché, come ti accennavo, io canto e/o canticchio sempre.Molti insegnanti mi dicevano di evitare di farlo, che il corpo non sarebbe stato pronto e avrei rischiato di rovinare la voce, ma per me cantare è sempre stato troppo necessario per pensare di non farlo ogni volta in cui ne sentissi bisogno.Certo non ho mai preteso di cominciare con Janis Joplin alle 6 a.m. (che pure di sera e a voce calda io arranco per arrivare alla Janis, mannaggia a lei!)  ma con la dovuta dolcezza la voce si è sempre dimostrata affidabile già dal mattino.Scaldare la voce lentamente è rigenerante di prima mattina, dare spazio ai piccoli suoni del risveglio, ai vocalizzi morbidi a bocca chiusa; lasciare uscire le vocali con gentilezza, lavorando esattamente come se stessimo facendo uno stretching muscolare o un saluto al sole 🙂La voce è il mio rito mattutino.Ultimamente, poi, strumenti semplici e canto armonico sono il mio angolo di pace quando sono sola a casa. Cantare senza nessuno intorno, in certi momenti della giornata, per me è importante. È uno dei miei spazi sacri, uno di quei confini sicuri entro i quali riesco a mettere a tacere…

Silenziose Ispirazioni

“Perché siamo così spaventati di arrenderci, di lasciar andare e liberare la nostra voce?Perché siamo trattenuti nel passato, nella nostra identità, in quello che stiamo facendo, in quello che abbiamo e in quello che possediamo.Siamo trattenuti da quello che crediamo di essere.Siamo trattenuti nelle abitudini e nelle credenze negative.Siamo trattenuto da ciò che è sicuro e da ciò che già sappiamo e crediamo.Abbiamo paura dell’ignoto sebbene sia il luogo dove dimora Dio.” K.Schelde Queste parole, nella loro semplicità, mi hanno colpita per la verità che raccontano.Credo che alcuni percorsi sulla vocalità siano un richiamo al sacro dentro e fuori di noi perché educano profondamente all’ascolto ed al silenzio.Sviluppare la capacità di ascoltare implica imparare a stare fermi, a stare nel qui e ora centrati nel proprio presente.Il mio percorso di studio è (ri)partito da qui perché prima di liberare la voce bisogna percepire il luogo ed il modo in cui si genera il nostro suono.Bisogna cercare o creare le relazioni fra corpo, voce e anima che partono dal basso, dai piedi, dal centro coccigeo, dalle nostre radici rosse e per farlo serve sapersi ascoltare.