Viviamo in un’epoca strana.
Ci crescono con il presupposto di chiedere aiuto a tutto e tutti al di fuori di noi.
Ci insegnano a pregare quando abbiamo bisogno di aiuto.
Ci insegnano ad addormentare il dolore dei sintomi.
Ci insegnano che il tempo va rincorso in ogni momento.
Ci insegnano che essere significa avere.
Così quando le cose vanno male è colpa di dio che non ci ascolta.
Così quando i sintomi dormono la malattia corrode in silenzio.
Così tutto diventa veloce e monoporzione, sempre più finto, sempre più sterile.
Così quando abbiamo tutto ci creano nuovi bisogni e noi accorriamo numerosi.
Ma la colpa non è per forza di un dio che non ascolta, perché noi possiamo sempre prenderci la responsabilità delle nostre azioni.
I sintomi vanno ascoltati per capire cosa non vada e ringraziati per averci parlato del nostro corpo.
Il tempo va vissuto, perché il tempo per come lo intendono gli orologi lo abbiamo scandito noi, non dobbiamo esserne schiavi.
E ciò che siamo non dipende da ciò che abbiamo, spendiamo, compriamo, mostriamo.
Abbiamo tutto ciò che ci serve dentro di noi.
Dobbiamo solo avere il coraggio di crederci.
E la vita non va sempre come immaginiamo, ma la vita non è iniziata con la nostra nascita e non finirà con la nostra morte, quindi possiamo sempre e comunque correre con lei.
Ma perché devono farla sembrare così difficile?
Sorridiamo di più, e liberiamo davvero noi stessi e tutto il nostro essere.
Non sarà perfetto, ma sarà vissuto.

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