Ogni tanto mi sento chiedere “perché” medito.
Tu fai meditazione?

Perché scegliere di fare meditazione per almeno 20 minuti (o anche più) al giorno?
Cosa può spingerci a scegliere di sedere “a far niente” ogni giorno e, soprattutto, in che modo questa cosa può migliorare la vita?

Quando sento queste domande mi batte il cuore e ogni tanto mi agito, perché ho paura di non riuscire a riordinare i pensieri a riguardo e non esprimermi in maniera chiara.
A dirla tutta, quando mi capita di parlare del perché io mediti e di come questo migliori la mia vita, rischio di partire da un passato così remoto che, inevitabilmente mi dilungherei troppo e finirei per raccontarvi ogni sfumatura del mio percorso.

Accade perché meditare, per me, è stato come accendere la luce in uno sgabuzzino in cui vedevo poco ma intuivo ci fossero cose interessanti.
Dal 2010 in poi, ho cominciato ad integrare comportamenti alimentari sempre più sani e ho intrapreso vari percorsi di crescita personale e di studio di discipline olistiche (alcune utili, altre meno); all’epoca decisi di aprire un blog -Il Gatto Verde Acqua- per raccontare del mio percorso, ma continuavo ad aggiungere, integrare, modificare qualcosa e mi sembrava sempre di non avere un filo logico in quel che facessi.
Andando avanti, attraverso varie tappe importanti di vita (che sono comuni a tante altre persone) si sono strutturate abitudini come mangiare gli alimenti giusti per me, usare prodotti il più naturali possibile, comprare solo ciò che davvero mi serve, regalare ciò che non uso, allontanare persone e situazioni con le quali non vi era più nutrimento reciproco, cercare un uso sano dei social, studiare, fare un percorso con una psicologa, fare pace con alcuni demoni interiori, conoscere le filosofie della nonviolenza; però mi sembrava sempre di prendere pezzi di puzzle diversi l’uno dall’altro e non vederci mai un disegno sensato.
Come se stessi continuamente sbagliando qualcosa.

Meditare ha acceso la lampadina della consapevolezza su tutto quanto e mi ha fatto vedere ogni singolo collegamento fra le cose che ho fatto,che faccio e che vorrei fare, che ero, che sono e che vorrei essere;
mi ha fatto capire che tutto quello che è successo ha avuto il suo senso perfetto e ha composto quel pezzo di puzzle, che un disegno sensato non esiste e non potrà esistere perché la vita non è un disegno finito da ricomporre in quell’ordine preciso;
mi ha aiutato a capire e accettare che i lavori interiori fatti non possano mai considerasi finiti o completi e che tutto è in continua evoluzione, e va bene così;
mi insegna ogni giorno a spogliarmi un pochino dei mille giudizi e limiti che mi sono sempre data, mi aiuta ad accettarmi così come sono, ad accettare la malattia e il dolore, la sofferenza, l’impotenza proprio come affronto la gioia, la felicità e gli altri sentimenti; mi aiuta sentirmi davvero grata per ogni cosa che accade, a cercare di non considerare più determinati eventi come “belli” o “brutti” ma accettarli come “eventi” e basta.
Meditare mi aiuta a sviluppare quelle qualità che scelgo di voler accrescere e a non pormi l’obiettivo di vederle arrivare ad un certo livello, ma a viverle, semplicemente; sono quelle stesse qualità di cui voglio parlare nei miei contenuti, perché sento il bisogno di farlo, per ricordarle a me stessa e per risuonare con altre persone che siano in cammino come me.

Semplice? Facile? Veloce?
No, assolutamente no.
Neanche definitivo, se è per questo.
Meditare, anche tutti i giorni, non significa diventare automaticamente la versione migliore di me stessa, quanto più continuare a muovere i passi in quella direzione, seppur inciampando, cadendo, cercando di essere sempre consapevole di quello che accade dentro e fuori di me.

Se lo chiedessi a te, perché meditare, cosa mi diresti?
Ti va di farmelo sapere?

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