-Messiah ca
Art by Freydoon Rassouli

Argomento spinoso.
E difficile.

Perché scriverne, quindi?
Non certo pensando di avere verità o certezze per le mani, bensì per ricordare a me stessa di riflettere sempre molto bene sulla percezione che ho, che do e che accolgo di uno stesso suono se solo mi sposto ad ascoltarlo da un differente punto di vista.

Sto leggendo e studiando molto del sacro nel suono e del suono nel sacro.
Ci sono libri che ti trasportano dalla Mesopotamia ai giorni nostri nel giro di un centinaio di pagine, lasciandoti solo in un’arena di porte da aprire in tutta la sua circonferenza.
“Solo” non perché non ci sia nessun altro in quello stesso posto.
“Solo” perché il viaggio sulle tracce del suono o della voce selvaggia è un viaggio certamente condivisibile ma che richiede una buona parte di tragitto in solitaria.
In un profondo ascolto di sé stessi, prima ancora di ciò o chi che ci circondi.
Inoltre, non vi è un punto di partenza definito, quindi ognuno di noi è libero di cominciare dalla porta che preferisce.

Non esiste un senso logico universale nella ricerca di un approccio che soddisfi la propria esigenza di “suono” e di “sacro”: esistono condivisioni e conoscenze, libri da leggere, cerchi cui partecipare, sperimentazioni, passi in avanti e poi indietro.
Ma non credo si possa scegliere e decidere chi abbia la visione corretta in assoluto e chi quella scorretta in assoluto.
Un approccio -lasciamelo dire- olistico/spirituale al suono non può e non deve fondarsi su dogma alcuno.
Ognuno di noi ha il diritto di scegliere il proprio percorso, il proprio insegnante e la propria strada in merito, trovando da sé le filosofie assonanti e le strade da percorrere, i propri maestri, le proprie ispirazioni ed i propri metodi.
In alcun modo, in queste mie pagine, pretendo di raccontarti un qualcosa cui tu debba obbligatoriamente aderire con tutto te stesso: io sto esponendo le idee che sto facendomi in merito all’uso della voce come accordatore-rivelatore della connessioni fra corpo/strumento/cuore/anima. Idee che sono mie che puoi benissimo non condividere 🙂
Non sono strettamente legata ad una filosofia o ad un segmento spirituale, mi avvicino ai mantra e al canto carnatico indiano quanto ai canti sciamanici indio-americani quanto ai cori sacri nelle chiese russe o le polifonie femminili bulgare senza differenza alcuna.
Ciò che conta per me è la voce e quel che mi racconta.
Le tracce della voce selvaggia che cerco sono le mie e mi piacerebbe, un giorno, poterti aiutare a trovare le tue, senza pretendere che combacino fra loro.

Ti scrivo questo perché, in un mondo che cerca per forza Dio e i suoi profeti sul web, possa esserti chiaro che qui, di verità, non ce ne sono.
C’è la mia passione, ci sono le mie ricerche e le idee che io, dal basso del mio valere 1, sto facendomi in questo percorso.
Mi fa un enorme piacere ricevere mail di persone che, come me, ricercano e sperimentano e, sulla base di questa grande opportunità che è il web, mi permetto di prendere una piccola posizione e dirti che se in qualche modo ti ho dato l’impressione di “voler insegnare” qualcosa, non era affatto mia intenzione.
Lo scopo di questo sito è inclusivo non esclusivo, quindi ogni altra voce è ben accetta e il dialogo è al primo posto, perciò discutiamo, confrontiamoci e aiutiamoci a vicenda a vivere meglio le rispettive passioni.

Ognuno è libero di darsi la possibilità di essere esattamente ciò che è, nel pieno rispetto di sé, del prossimo e del pianeta.
Mi piace pensare che non sia propriamente una questione di rispetto dei confini altrui ma più una presa di coscienza dell’assenza di confini che unisce il tutto.
Creando pace ♥

Quindi, cosa devo tenere a mente dopo aver scritto tutto questo?
Rispettare il percorso di ognuno di noi, perché il sacro nel suono non è una scienza dimostrabile nero su bianco e funziona molto con la pancia ed il cuore ancor più che con la testa;
rispettare il punto di vista di chi cammina su sentieri simili ai miei, anche quando gli approcci o i metodi siano opposti;
rispettare la formazione di ogni ricercatore o sperimentatore del suono, senza avere la pretesa di riconoscere una formazione migliore o peggiore, bensì vederla semplicemente per quello che è: differente dalla mia;
rispettare soprattutto l’impegno emotivo che anima chiunque creda sinceramente (e senza il mero ed unico scopo di lucro, da quelli mi tengo alla larga!) in ciò che fa, perché è la scintilla che fa meglio brillare l’intenzione.
Lasciare andare quella mina vagante che è l’autocritica, la tendenza al perfezionismo, la paura di non essere mai abbastanza pronta, brava o formata.
Perché lo scopo non è insegnare a nessuno, lo scopo è semplicemente lo stare nel suono.
E vivermi il Sacro che ci sentirò dentro.

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