È mattina presto, la sveglia è suonata un paio di volte e l’hai zittita altrettante, ma alla fine hai dovuto alzarti per forza.
Caffettiera sul fuoco, carezza distratta al gatto, controllata veloce al telefono, spazzolata sommaria ai denti mentre ti guardi allo specchio e ci vedi le solite occhiaie e le palpebre ancora mezze chiuse;
colazione di corsa, piatti nel lavandino, scarpe, chiavi della macchina, saluti lanciati dalla porta di casa e via nel traffico, verso una giornata di lavoro uguale a tutte le altre.

Saper vivere ogni esperienza come se fosse nuova, cogliere la bellezza di ogni momento, è una qualità complessa da sviluppare all’interno di vite ordinarie.
“Nessun momento è uguale a un altro; ciascun momento è unico e contiene possibilità uniche.
Troppo spesso lasciamo che i nostri pensieri e la nostra presunzione di conoscere ci impediscano di vedere le cose così come sono. Tendiamo a dare per scontato il quotidiano e perdiamo di vista la straordinarietà dell’ ordinario.”

Cosa ci impedirebbe di vedere questo straordinario?
Penso che una delle possibili risposte sia la distrazione, l’assenza al momento presente che spesso ci fa compiere le cose con il pilota automatico; così se siamo distratti e assenti, ci sembra tutto uguale, perché non ne cogliamo i dettagli.
Penso questo perché coltivare la presenza mentale fa riscoprire molte cose dentro e fuori di sé; ascoltare e dare attenzione al respiro, al corpo, a ciò che stiamo facendo o mangiando, rende visibili sfumature che ci erano invisibili.
Un sapore, una tensione nel corpo, un nuovo neo sulla mano, una crepa nella piastrella della cucina…
Quando cerco l’aggancio con il momento presente mi rendo conto di molte cose che non vedevo o sentivo fino a poco prima, dunque credo che essere presenti possa equivalere a rinnovare i sensi ogni giorno.
La consapevolezza che tutto cambia di continuo e niente rimane fermo fa il resto.
O almeno questo è il mio punto di vista attuale, il pensiero di oggi e che potrebbe modificarsi domani.

Così ogni dipinto, sebbene il foglio e i colori siano sempre simili -se non gli stessi- è una nuova avventura, una nuova esplorazione;
così ogni strada che percorro quotidianamente può regalarmi differenze ogni giorno;
così ogni persona che incontro abitualmente può raccontarmi qualcosa di nuovo se non parto prevenuta nei confronti di ciò che avrà da dire;
così anche io posso rinnovarmi ogni giorno e apprezzare ogni variazione dei miei pensieri, del mio umore, del mio aspetto.
Un processo lungo, una scelta vera e propria che richiede impegno e dà in cambio un paio di occhi quasi nuovi; un percorso fatto di prove, di esplorazione e di tentativi che non è detto riescano sempre e subito.
Ma la bellezza del viaggio è il viaggio stesso, no?

Un esercizio utile che ci suggerisce Jon Kabat Zinn per entrare in sintonia con questo concetto e ascoltarne le risonanze, è quello di soffermarci, di quando in quando, a porci domande.
Quando incontriamo qualcuno, possiamo chiederci se stiamo guardandolo con occhi limpidi così com’è, o se lo vediamo attraverso il filtro dei nostri pensieri e dei nostri giudizi.
E questa domanda può essere applicata a qualsiasi cosa, in stretta correlazione con il concetto del giudizio/non-giudizio.
Quando compiamo azioni quotidiani lo facciamo con occhi limpidi o con il filtro dei pensieri e dei giudizi?
Sappiamo vivere gesti ordinari spogliandoli degli automatismi, essendo pienamente presenti e cogliendone ogni dettaglio?
E sappiamo farlo con i gesti non ordinari? Viverli come cose sempre nuove?
Questo approccio si può sviluppare davvero?

Tu cosa ne pensi?

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *